Casa provinciale di lavoro

Il 1° aprile 1809 il governo napoleonico istituì a Bologna una Casa d'industria con l'obiettivo di combattere il fenomeno dell'accattonaggio, dando così lavoro alle persone più povere.

Dal 1820 la struttura cambiò nome in Casa provinciale di lavoro e dal 1833 fu gestita dalla Provincia di Bologna che era all’epoca diretta emanazione del Governo pontificio. Il lavoro, che i bisognosi (in gran parte donne) svolgevano presso le proprie case, con il vantaggio di potersi dedicare alla famiglia, consisteva nella filatura di lana, lino e canapa, e nella realizzazione di manufatti con queste fibre e con il cotone. I lavoratori si trovavano in condizioni di estrema indigenza e potevano essere ammesse a questa forma di beneficenza solo presentando una domanda e un "certificato di miserabilità" rilasciato dal parroco, oltre al pagamento di una cauzione da parte di un garante. I prodotti realizzati erano venduti a prezzi molto competitivi, tanto che l'istituzione fu definita "politico-economico-commerciale". Nonostante il Consiglio provinciale avesse riconosciuto lo stato di crisi finanziaria della Casa già nel 1857, per l’aumento del costo del lavoro e per la meccanizzazione del settore, la chiusura definitiva avvenne solo nel 1861.

La maggior parte dei documenti dell'archivio riguarda la gestione contabile della Casa e i fascicoli personali dei lavoratori.

 
 

Estremi cronologici: 1818-1861
Consistenza: bb. 191, regg. 50
Strumenti di corredo: inventario analitico