La Casa provinciale di correzione, chiamata anche "Reclusorio pei discoli" o “Discolato”, fu un carcere istituito nel 1822 dal Governo pontificio a Bologna, con sede in Via dell’Abbadia. Il suo scopo era rinchiudere le persone considerate pericolose per la società, come vagabondi, oziosi e individui con "cattivi costumi".
Un regolamento dell'epoca specifica chi doveva essere recluso: minori ribelli, persone che conducevano una vita disordinata, prostitute e chiunque non rispettasse le regole della vita civile.
Dopo essere stati arrestati e giudicati, i detenuti venivano portati nel Reclusorio. A partire dal 1823, fu creata una sala di lavoro dove i detenuti venivano impiegati nella produzione tessile, per mantenerli occupati e tutelare l'ordine pubblico. Insieme ai detenuti, lavoravano anche dei volontari, come madri con molti figli, vedove, orfani e parenti del personale. Alcuni potevano lavorare da casa, mentre altri si occupavano di sorveglianza, pulizia o contabilità.
A partire dal 1832, la gestione amministrativa e finanziaria della Casa di Correzione fu demandata alla Provincia di Bologna, che all’epoca era emanazione diretta del Governo pontificio.
Il Reclusorio chiuse nel 1849.
L'archivio della Casa di correzione contiene documenti amministrativi e contabili, ma la maggior parte del materiale riguarda il funzionamento del carcere e la situazione dei reclusi e dei lavoratori volontari. Per ciascuno di loro, infatti, si conserva un fascicolo personale con il verbale di interrogatorio.
Estremi cronologici: 1826-1849
Consistenza: bb. 174, regg.29
Strumenti di corredo: inventario analitico