La notte del 24 giugno 1892 crolla la Rupe di Sasso. A pochi minuti dalle 3 del mattino i cittadini delle borgate vicine vennero svegliati da un terribile boato simile a un terremoto. Circa 2.500 metri cubi, 50.000 quintali di roccia, si erano staccati dal monte frantumandosi, formando macigni di ogni tipo e dimensione, distruggendo le cinque case sottostanti e provocando 14 vittime e 10 feriti.
Nella parete rocciosa della Rupe, frate “Giovanni da Panico” nel 1283 aveva scavato un oratorio dedicato alla “Beata Vergine del Sasso”, che alcuni secoli dopo, scavo dopo scavo, si era trasformato in un santuario con tre altari e due cappelle. La storia della Rupe è caratterizzata da crolli, fino a quando, nel gennaio del 1787, una grossa falda si stacca dal cielo della grotta e cade quasi al centro del santuario, per fortuna è sera e nessuno resta ferito. Chiuso e trasferito il santuario, dalla parete continuano le asportazioni di materiali e l'apertura di cave.
Gli avanzi e le rientranze del santuario, che era stato un originale e sacro luogo di culto, col tempo si erano trasformati in ricovero di famiglie povere. Nell’anno della frana abitavano ben 33 famiglie, 18 nelle cave e 15 nelle case grotte sotto la Rupe. In una cava soltanto vivevano cinque famiglie, con due entrate e divise fra loro da canne intrecciate. Il focolare era senza camino, letti e tavole di pietra.
(Fonte: Sasso Marconi in foto)