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Palazzo Malvezzi

 
 
 
 
 
 
 
 

Il Palazzo

Fu fatto costruire dalla vedova di Giovanni di Bartolomeo Malvezzi, Paola di Antonio Maria Campeggi, a partire dal 1560 su progetto di Bartolomeo Triachini, uno dei più rappresentativi architetti del maturo '500 bolognese. La facciata presenta uno sviluppo imponente a tre ordini sovrapposti che viene tuttavia soffocato dalla ristrettezza della via di S. Donato (poi via Zamboni) sulla quale il palazzo si apre, tanto che con il passare del tempo il ramo della famiglia che lo abitava venne soprannominato "dal Portico Buio". La nuova e prestigiosa residenza venne eretta su un'ampia area dove già sussistevano immobili di proprietà della ricca famiglia senatoria e continuò a subire ulteriori interventi nei secoli successivi.

Nel 1725 il marchese Giuseppe Maria Malvezzi de' Medici (1670-1736) realizzò il maestoso scalone d'onore su disegno dei Bibiena e sotto la direzione di Alfonso Torreggiani e cinque anni dopo fece restaurare il portico esterno.

Consistenti trasformazioni degli ambienti interni, soprattutto al piano nobile, vennero promossi alla metà del secolo XIX da Giovanni Malvezzi (1819-1892), che ne affidò la realizzazione allo scenografo teatrale Francesco Cocchi (1788-1865), il quale aveva maturato una particolare esperienza in numerosi soggiorni di studio nel Nord Europa.

La nuova decorazione del piano nobile esibiva un lustro scenografico pensato più per ospitare feste e convivi che per rispondere alle esigenze pubbliche di una famiglia dell'aristocrazia senatoria bolognese, nelle sale che avevano ospitato uno dei salotti letterari più cólti e raffinati della città, quello tenuto dalla contessa Teresa, madre dello stesso Giovanni, appassionata di letteratura e ospite illuminata, tra molti altri intellettuali dell'epoca, di Vincenzo Monti e Giacomo Leopardi.

Al termine dei restauri guidati da Cocchi l'appartamento al piano nobile di Palazzo Malvezzi venne inaugurato nel febbraio 1854 con un grande ballo voluto dal conte Giovanni, il quale negli anni successivi fu anche eletto consigliere della nuova Provincia istituita con l'Unità d'Italia.

Nel 1931 il palazzo fu venduto da Aldobrandino Malvezzi (1881-1961), professore all'Università di Firenze, alla Provincia di Bologna, che fino a quella data aveva condiviso con il Municipio e la Prefettura la sede di Palazzo d'Accursio.

Per adattarla alle nuove esigenze amministrative la struttura edilizia subì una serie di pesanti trasformazioni e dell'arredamento originario vennero conservati unicamente i pezzi collocati al piano nobile, mentre i rimanenti, rimossi dal palazzo, furono in gran parte dispersi sul mercato antiquario.

 

Palazzo Malvezzi
 

Le Sale

Gli ambienti del piano nobile di Palazzo Malvezzi, che mantengono l'assetto decorativo ottocentesco nella rinnovata destinazione alle esigenze di governo e di rappresentanza della Provincia, conservano l'apparato eseguito dallo scenografo Francesco Cocchi, improntato a un gusto eclettico classificabile tra i pochi esempi bolognesi di quel Neorococò di ispirazione sabauda che avrebbe presto caratterizzato le dimore aristocratiche del Regno.

Dell'apparato decorativo fanno parte anche le numerose e raffinate porte a doppio battente in legno intagliato e dorato che mettono in comunicazione i vari ambienti del piano nobile, il cui disegno originario, oggi conservato al Cooper Hewitt Museum of Design di New York, si deve sempre a Francesco Cocchi.

 

 

 
Le porte del piano nobile
Le porte del piano nobile
 

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