Provvedimenti sanzionatori (non pecuniari) in materia di impresa di consulenza

 
Descrizione:

La vigilanza in materia di applicazione della L. 264/1991 spetta alle Province ed ai Comuni.

In particolare, spetta alla Città metropolitana, subentrata alla Provincia di Bologna dal 1/01/2015, l’irrogazione dei provvedimenti sanzionatori connessi alle violazioni commesse nell’esercizio dell’attività di consulenza.

 

Si applicano altresì i principi generali della L. 689/1981 in materia di sanzioni amministrative e della L. 241/1990 sul procedimento amministrativo.

Gli accertamenti possono essere svolti da funzionari della Città metropolitana e comunali, anche tramite gli organi di polizia amministrativa di cui dispongono ed anche dagli organi di polizia giudiziaria (ufficiali ed Agenti della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza) nello svolgimento delle rispettive funzioni.

Il regime sanzionatorio contenuto nell’art. 9 della L. 264/1991 prevede la graduazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e non pecuniarie (diffida, sospensione e revoca) sulla base della gravità delle irregolarità accertate nell’esercizio dell’attività. A tal fine l'allora Provincia di Bologna, oggi Città metropolitana ha adottato con delibera di Giunta provinciale specifici criteri

Ulteriori ipotesi di irregolarità comportanti sanzioni pecuniarie sono previste dall'art. 92 del D.Lgs. 285/92 (Nuovo Codice della Strada); le relative sanzioni vengono irrogate dalle autorità che ricoprono una delle qualifiche previste dall'art. 12 del medesimo d.lgs. 285/92. I relativi importi sono aggiornati ogni biennio con disposizione del competente Ministero, come previsto dall'art 195 comma 3 del D.lgs. 285/92.

Se il trasgressore commette per la prima volta delle irregolarità (ad esempio: inosservanza delle tariffe massime e minime), gli viene notificato un provvedimento di diffida, anche al fine di rimuovere il comportamento illecito e di renderlo conforme alla norma. Se le irregolarità sono persistenti e ripetute nel tempo, l’art. 9, comma 2 della L. 264/1991 prevede l’applicazione di una sanzione pecuniaria e la sospensione dell’attività da uno a sei mesi.

Qualora vengano meno i requisiti di cui all’art. 3 della L. 264/1991 (soggettivi, morali e professionali) o vengano commessi gravi abusi è prevista la sanzione della revoca dell’attività; tale sanzione è rpevista anche nel caso di gravi abusi, ipotesi in cui si applica altresì una sanzione pecuniaria accessoria.

La legge (art. 9 comma 3) punisce inoltre l’esercizio abusivo dell’attività da parte di chi “eserciti di fatto” l’attività di Impresa di consulenza ma sia privo dell’autorizzazione della Città metropolitana ed anche di chi eserciti in assenza della necessaria abilitazione professionale (e conseguentemente, sia privo anche della autorizzazione della Città metropolitana); in tale ultimo caso, il trasgressore commette altresì il reato di cui all’art. 348 del codice penale (esercizio abusivo di una professione). In tali ipotesi l’art. 9 comma 3 prevede l’irrogazione di una sanzione pecuniaria oltre alla segnalazione alla Procura nella seconda ipotesi.

La commissione di illeciti amministrativi non esclude che, per la stessa condotta, si configurino responsabilità anche di tipo civile o penale.

Si segnala che, ferma restando la responsabilità professionale del titolare dell’Impresa di consulenza, o dei soci/amministratori con l’attestato di idoneità professionale, vi è una responsabilità solidale tra l’impresa (persona giuridica o imprenditore individuale) con l’autore della violazione, ai sensi dei principi generali sugli illeciti amministrativi (artt. 3 e 4 L. 689/1981).

Sul responsabile professionale grava comunque l’onere di vigilare sul comportamento dei collaboratori per il corretto esercizio dell’attività nell’ambito dell’Impresa di consulenza.

 

Si tratta di seguito il procedimento avente ad oggetto l'applicazione delle sanzioni amministrative non pecuniarie disciplinate dall'art. 9 L. 264/91 (diffida, revoca e sospensione dell'attività).

 

 
Modalità di accertamento delle violazioni e avvio del procedimento:

Al procedimento si applicano i principi generali della L. 689/1981 tra cui: legalità, colpevolezza, responsabilità personale e non trasmissibilità agli eredi, solidarietà, concorso di persone, specialità e i criteri di gradualità e di proporzionalità per la determinazione della sanzione.

Il procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative prende avvio dagli accertamenti svolti dagli organi di controllo (funzionari della Città metropolitana e comunali, Polizia amministrativa, Polizia stradale, corpo Carabinieri, Guardia di Finanza).

In generale, gli organi di controllo possono: assumere informazioni, procedere ad ispezioni di cose e di luoghi - diversi dalla privata dimora - a rilievi segnaletici, descrittivi, fotografici e ad ogni altra operazione tecnica (art. 13 L. 689/1981).

L’accertamento può essere effettuato anche a seguito di segnalazioni da parte di altra Autorità pubblica competente o pervenute da privato per irregolarità di cui venga a conoscenza.

 

Per il dettaglio sulle modalità dei controlli e sui requisiti sottoposti a verifica si rinvia ALLA PAGINA CONTROLLI UFFICIO AMM.VO TRASPORTI/IMPRESE DI CONSULENZA e alla correlata pagina - Avvio attività ispettiva congiunta Ufficio amm.vo trasporti - Corpo di polizia provinciale sulle imprese di consulenza

 

Qualora sussistano i presupposti e vengano accertate le irregolarità sopraindicate, si provvede ad avviare il rispettivo procedimento di diffida/revoca oppure sospensione dell'attività autorizzata.

 
Modalità di contestazione e esercizio dei diritti dell'impresa:

Qualora riscontrino delle irregolarità nell’esercizio della funzione di controllo, gli agenti accertatori redigono processo verbale di accertamento della violazione a carico della persona individuata come trasgressore e dell’eventuale obbligato in solido (con i contenuti di cui all’art. 14 L. 689/1981). L’interessato può chiedere l’inserimento nel verbale di proprie osservazioni circa l’infrazione contestata.

Nel caso in cui più persone concorrano in una violazione, ciascuna di esse è soggetta al pagamento della sanzione prevista dalla norma violata.

Il verbale di accertamento per violazioni inerenti la L. 264/1991, redatto da un’autorità diversa dalla Città metropolitana, viene trasmessa a quest'ultima per il seguito di competenza.

Ai sensi della L. 689/1981 (art. 14) la violazione, quando possibile, viene contestata immediatamente sia al trasgressore che all’obbligato al solido nel verbale di accertamento. Quando non è possibile, la violazione viene notificata con verbale agli interessati entro il termine di norma di 90 giorni dall’accertamento per coloro che risiedono nel territorio nazionale, (o di 360 per i residenti all’estero).

Il verbale contiene l’indicazione che il soggetto destinatario del provvedimento sanzionatorio, entro 30 giorni dalla data della contestazione o dalla notificazione del verbale può presentare scritti difensivi e documenti per contestare o precisare quanto verbalizzato, e/o chiedere all’Amministrazione di essere sentito, inoltre può essere fatta richiesta di accesso agli atti.

 

Gli scritti difensivi e i documenti di cui al precedente paragrafo possono essere presentati, in carta semplice con le seguenti  modalità

 
Tipologia sanzioni:

Le sanzioni non pecuniarie (diffida, sospensione e revoca) vengono irrogate in base al principio di gradualità, ove possibile, correlato alla gravità della sanzione commessa.

L'ammonimento è il provvedimento più tenue e consiste in un semplice richiamo ed è riferito a quei comportamenti che pur non violando un precetto normativo dimostrano una scarsa professionalità per errori o omissioni compiute. Inoltre si emette nei casi previsti dalla Delibera di Giunta Prov. n. 848/2010.

 

La diffida consiste nell’ammonimento scritto al Titolare/Legale Rappresentante dell’Impresa di consulenza, nell’esercizio dell’attività d’impresa, a tenere comportamenti conformi alle disposizioni normative vigenti in materia. La diffida costituisce di per sé un provvedimento sanzionatorio che, se si affianca ad altri provvedimenti di diffida nel tempo può dar luogo alla fattispecie sanzionata dall’art. 9, comma 2, L. 264/1991, relativa a condotte illecite riferite ad irregolarità “ripetute e reiterate nel tempo”. Inoltre, il provvedimento di diffida può contenere un termine entro il quale il trasgressore deve eliminare le irregolarità riscontrate (ad. es: mancata esposizione del tariffario o del provvedimento di autorizzazione, corretto utilizzo del registro giornale, omessa comunicazione alla Città metropolitana circa variazioni rilevanti), per non incorrere in sanzioni più gravi.

 

La sospensione temporanea dell’attività può assumere una duplice valenza sanzionatoria e cautelativa allo stesso tempo, al fine di evitare che soggetti carenti di requisiti normativi previsti per l’attività di consulenza, nelle more di ripristino delle condizioni per il regolare svolgimento dell’attività (ex. difformità sanabili dei locali...) operino in modo illegittimo.

La sospensione da uno a sei mesi è una sanzione accessoria ad una pecuniaria, prevista dall’art. 9, comma 2, L. 264/1991, relativa a condotte illecite riferite ad irregolarità “ripetute e reiterate nel tempo”.

 

La revoca è il provvedimento più grave tra le sanzioni amministrative non pecuniarie in quanto comporta la cessazione definitiva dell’attività. La L. 264/1991 la prevede in casi specifici:

  • carenza di requisiti di cui all’art. 3 L. 264/1991

  • commissione di gravi abusi (in tal caso si applica anche una sanzione pecuniaria).

A titolo esemplificativo, può condurre alla revoca la perdita di un requisito morale o di idoneità professionale riferita al titolare dell’Impresa di consulenza o al Responsabile professionale.

 
Conclusione del procedimento:

Qualora l’Ufficio preposto ritenga di accogliere interamente le giustificazione contenute negli scritti difensivi o espresse in sede di audizione degli interessati, e qualora l’accertamento non sia ritenuto fondato (con esplicita motivazione contenuta nel provvedimento finale), il procedimento si conclude con un’ordinanza di archiviazione degli atti, a cura del Dirigente dell’Ufficio o Servizio preposto all’attività.

 

Qualora non vengano presentati scritti difensivi o richiesta di audizione (o vengano presentati fuor termine), oppure l’Ufficio non le ritenga meritevoli di accoglimento, trascorso il termine di 30 giorni dalla contestazione o dalla notifica del provvedimento, o diverso termine concesso con la diffida, il Dirigente del Servizio, previa istruttoria a cura del responsabile del procedimento, emana il provvedimento finale di diffida o sospensione o revoca dell'attività autorizzata che può incidere differentemente - in base alla gravità della violazione commessa - sull’esercizio dell’attività di consulenza fino alla chiusura definitiva della stessa con la revoca dell’autorizzazione.

 

Qualora il provvedimento di diffida contenga un termine per l’eliminazione delle irregolarità riscontrate e l’interessato non si conformi entro il termine stabilito alla normativa, l’Amministrazione valuta se ricorrono gli estremi per l’applicazione di ulteriori provvedimenti sanzionatori. In particolare, qualora ricorra l’ipotesi di persistenti e reiterate irregolarità nell’esercizio dell’attività, ai sensi dell’art. 9, comma 2 della L. 264/1991, può essere disposta la sospensione temporanea dell’attività da uno a sei mesi e l’irrogazione di una sanzione pecuniaria.

 
A chi rivolgersi per informazioni
Responsabile del procedimento:

Natalia Negrini

tel: 051.659 8177 - 8514 - 8390 - 8373 - 8173 -  fax: 051.659 8890

e-mail: ufficioamministrativo.trasporti@cittametropolitana.bo.it

 

Orario: MARTEDI ore 9:00 -12:00 PREVIO APPUNTAMENTO AI RECAPITI INDICATI

 

 

 

 

 

 
 
Casella di posta certificata:
 
 
Organo decisore:

Dirigente del Servizio Trasporti

 
Termine di conclusione:

90 giorni   dal ricevimento della contestazione

 
Organo sostitutivo:

Dirigente di Area

 

 
Ricorsi al provvedimento:

L’interessato può impugnare il provvedimento di diffida/revoca/sospensione alternativamente:

  • ricorso giurisdizionale al T.A.R. nel termine di 60 giorni dalla notifica del provvedimento;

  • ricorso amministrativo al Capo dello Stato entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento.

 

 
Normativa di riferimento:
  • L. 264/91 e relative circolari applicative
  • L. 11/1992
  • Circolari ultravigenti della Provincia di Bologna n. 1/2010 e 1/2012
  • L. 241/90 e succ.modif. e integr.

 

 

 
 
 


Data ultimo aggiornamento: 08-09-2020