Vendita per mezzo di apparecchi automatici

Distributore automatico

Il commercio attraverso apparecchi automatici è una forma speciale di vendita al dettaglio che può essere iniziata previo deposito di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività presso il SUAP del Comune nel cui territorio ha sede legale l’impresa in forma societaria o la residenza l’imprenditore individuale.

 

Nella segnalazione deve essere dichiarato il possesso dei requisiti morali di cui ai commi 1, 3, 4 e 5 dell’art. 71 del d.lgs 59/2010, l’ubicazione dell’apparecchio e il settore merceologico, alimentare o non alimentare cui il commercio appartiene. Nel caso in cui il commercio appartenga al settore merceologico alimentare deve essere dichiarato anche il possesso dei requisiti professionali indicati dal comma 7 dell’art. 71 del d.lgs 59/2010 e deve essere registrata l’attività presso il Dipartimento di Sanità Pubblica competente.

 

La registrazione avviene previo deposito al SUAP di una notifica sanitaria, nella quale è dichiarato il possesso dei requisiti previsti dalla normativa comunitaria in materia di igiene degli alimenti. Nella notifica il dichiarante deve specificare l’elenco delle postazioni (completo di indirizzo) presso le quali i distributori sono collocati. Nel caso in cui alcuni distributori automatici siano installati in Comuni diversi da quello in cui l’impresa ha la propria sede legale o stabilimento o residenza l’imprenditore individuale, il SUAP trasmetterà la documentazione ricevuta a tutti i DSP competenti. Nel caso di insediamenti in altre Regioni il SUAP invierà la documentazione ai SUAP territorialmente competenti. Ogni 6 mesi l’impresa deve inviare al SUAP l’elenco aggiornato dei distributori con l’indicazione del luogo in cui sono installati.

 

Il SUAP deve, inoltre, essere informato di tutte le successive variazioni: subingresso e cessazione e nel caso di settore non alimentare, trasferimento in una sede diversa da quella originaria, installazione di distributori in altre strutture all’interno del medesimo Comune, dismissione di un apparecchio. Nel caso si proceda all'installazione di ulteriori distributori in sede per la quale l'impresa abbia già dato segnalazione al Comune, ovvero si proceda a una sostituzione dei medesimi, non è dovuta alcuna comunicazione al Comune di riferimento. In caso di collocazione dei distributori su area pubblica, dovrà essere presentata apposita richiesta di concessione di suolo pubblico. Se la vendita mediante apparecchi automatici è effettuata in un apposito locale ad essa adibito in modo esclusivo, si applicano le disposizioni concernenti l’apertura di un esercizio di vendita previste dal D.Lgs. n. 114/1998. Nel caso in cui nei locali esclusivamente adibiti vengano installati distributori automatici per la somministrazione di alimenti e bevande, deve essere richiesta apposita autorizzazione per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande prevista dalla L.R. n. 14/2003. In questo caso è vietata la somministrazione di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione.

 

Solo gli imprenditori agricoli possono vendere il latte crudo mediante distributori automatici collocati nell’azienda agricola o al di fuori di essa. Se i distributori sono collocati al di fuori dell’azienda, in spazi non di proprietà dei produttori agricoli, è necessario presentare al SUAP del Comune dove si intende installare il distributore, la segnalazione per l’attività di vendita diretta al dettaglio di prodotti agricoli prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 18/05/2001, n. 228 e la relativa notifica sanitaria.

 
 
Requisiti

Requisiti soggettivi

  • Essere in possesso dei requisiti morali previsti dall’art. 71, commi 1 del D.Lgs. n. 59/2010 e, solo nel caso del commercio alimentare, anche dei requisiti professionali previsti dal comma 6 del medesimo articolo;

Requisiti oggettivi

  • Nel caso di commercio nel settore alimentare deve essere inviata al SUAP la notifica sanitaria;
  • Nel caso di vendita di latte crudo, devono essere rispettate le specifiche normative igienico-sanitarie vigenti;
 
 
Procedimenti

L’esercizio dell'attività è subordinato alla presentazione della SCIA allo sportello unico per le attività produttive e per le attività di servizi presso il Comune (SUAP). Con la SCIA l’imprenditore deve attestare, in particolare, di essere in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla normativa vigente, pena il divieto di prosecuzione dell'attività medesima. Qualora la SCIA sia stata presentata al registro imprese della CCIAA territorialmente competente, contestualmente alla comunicazione unica, il registro delle imprese trasmette immediatamente la SCIA al SUAP per il controllo sull’attività.

L’esercente deve depositare al SUAP una notifica sanitaria nella quale è dichiarato il possesso dei requisiti richiesti dalla normativa comunitaria in relazione alla specifica attività svolta. Per l’attività di vendita attraverso distributori automatici il modulo di notifica utilizzabile è quello indicato come A1- bis nella determinazione n. 16842 del 27 dicembre 2011 del responsabile del servizio veterinario e igiene degli alimenti della Regione Emilia- Romagna. La SCIA viene trasmessa all'ufficio comunale competente per il controllo, per quanto di rispettiva competenza. Il Comune, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti legittimanti l'avvio dell'attività, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l'interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall'amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. E' fatto comunque salvo il potere dell'amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241. In caso di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci, l'amministrazione, ferma restando l'applicazione delle sanzioni penali, può sempre e in ogni tempo adottare i provvedimenti di cui al primo periodo. Decorso inutilmente tale termine per l'adozione dei provvedimenti, all'amministrazione è consentito intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell'impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell'attività dei privati alla normativa vigente. L'avvio dell’attività è immediato, al rilascio della ricevuta del SUAP. L’esercizio dell’attività è subordinato all’osservanza della conformità dei locali rispetto alle norme edilizie, urbanistiche e igienico-sanitarie, nonché alle disposizioni relative alla prevenzione incendi e a quelle in materia di pubblica sicurezza dei locali. In caso di commercio del settore alimentare è necessario procedere alla registrazione dell’attività, prima dell’avvio. Il DPS, al quale il SUAP inoltra telematicamente la notifica, provvede all’inserimento dell’attività nell’anagrafe delle Registrazioni ed effettua i controllo sulla completezza della notifica e sulla veridicità delle dichiarazioni ivi contenute.

 
 
 
Oneri

Non previsti, fatta salva la diversa regolamentazione comunale, che potrebbe prevedere oneri istruttori.

 
 
Controlli

I controlli sulle attività sono svolti dalla Polizia locale.

 
 
Tutela giurisdizionale

AZIONE DI ANNULLAMENTO di un PROVVEDIMENTO ESPRESSO

L'azione di annullamento consiste nell'impugnazione di un provvedimento amministrativo (es. una autorizzazione) innanzi al giudice amministrativo (ossia, il TAR competente) al fine di ottenerne l'annullamento. Il termine per proporre l'azione di annullamento è, a pena di decadenza, di 60 giorni. Questo termine decadenziale decorre:

dalla notificazione, o comunicazione o piena conoscenza dell'atto;

per gli atti per i quali non sia richiesta la notificazione individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine per la pubblicazione (se prevista dalla legge o in base alla legge).


AZIONE DI ANNULLAMENTO avverso il SILENZIO-ASSENSO

L'azione di annullamento si presenta, sostanzialmente invariata, anche nel caso in cui sia contestato non un provvedimento espresso, bensì il silenzio-assenso della PA: difatti, gli effetti del silenzio-assenso, assimilabili a quelli di un provvedimento che accoglie l'istanza del privato, possono illegittimamente pregiudicare gli interessi di terzi. Il silenzio-assenso, come eccezione alla regola del provvedimento espresso, si viene a formare solo nei casi in cui vi sia una norma che lo prevede espressamente: in questi casi tassativi, l'inerzia della PA, protrattasi oltre al termine di conclusione del procedimento, si risolve nell'accoglimento dell'istanza del privato. Il termine, dunque, per proporre un'azione di annullamento avverso il silenzio-assenso di una PA è sempre di 60 giorni.

AZIONE avverso il SILENZIO INADEMPIMENTO

Il silenzio inadempimento è la situazione che si verifica quando un'amministrazione, nel termine individuato dalla legge, non abbia assunto alcun provvedimento e sia rimasta inerte.
L'azione avverso il silenzio inadempimento della PA può essere proposta, innanzi al TAR, finchè l'amministrazione omette di provvedere, e comunque non oltre un anno dalla scadenza del termine indicato dalla legge per la conclusione del procedimento. Il giudice, se accoglie il ricorso, ordina alla PA di provvedere entro un termine congruo, normalmente non superiore ai 30 giorni.
L'ordine di provvedere che il giudice impartisce alla PA una volta accolto il ricorso avverso il silenzio inadempimento, può essere di due tipi:

generico, nel caso in cui la PA, in quel procedimento, conservi comunque un coefficiente di discrezionalità nella scelta se adottare un provvedimento positivo o negativo;

specifico, nel caso in cui la PA, per quel procedimento, non abbia alcuna discrezionalità, ma si tratti di attività vincolata (es. il rilascio del permesso di costruire).


SEGNALAZIONE CERTIFICATA DI INIZIO ATTIVITA'
(Le riflessioni svolte in materia di SCIA valgono anche in riferimento alla dichiarazione di inizio attività (DIA); tuttavia, quest'ultimo istituto è stato, nel tempo, ridotto a un numero sempre più limitato di procedimenti al fine di giungere ad un suo totale superamento)

La SCIA permette al privato di iniziare l'attività al momento della segnalazione e la pubblica amministrazione competente ha un termine di 60 giorni (30 in materia edilizia) per verificare che l'attività segnalata sia conforme alla normativa vigente. A norma del co. 6-ter dell'art. 19 della L. 241/1990 sul procedimento amministrativo, la SCIA non equivale a un provvedimento tacito, ma si configura come una mera dichiarazione di scienza del privato alla pubblica amministrazione in merito all'inizio di una attività. Questo punto è importante per la tutela del terzo, poichè il terzo, pregiudicato dall'attività segnalata potrà scegliere fra due opzioni:

  • potrà sollecitare la PA competente a esercitare i propri poteri di controllo e, quindi, di inibizione di una attività che, a detta del terzo, sarebbe contraria alla normativa vigente. Qualora la PA rimanga inerte a fronte delle sollecitazioni del terzo, questi potrà esperire l'azione avverso il silenzio inadempimento della PA che, se accolta, comporterà una condanna della PA a provvedere;
  • in alternativa, potrà, entro il termine previsto per l'attività di controllo della PA (60 o 30 giorni), esperire innanzi al TAR l'azione di accertamento, finalizzata a far dichiarare dal giudice l'insussistenza dei presupposti per i quali la SCIA è stata presentata e costringere la PA ad esercitare i propri poteri inibitori.
 
 
Normativa

 

Per reperire la normativa relativa si può consultare il sito "Normattiva":

  • D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 - Riforma della disciplina relativa al settore del commercio a norma dell’articolo 4 comma 4 della L. 15 marzo 1997, n. 59;
  • D.Lgs 26 marzo 2010, n. 59 - Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno;
  • D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228 - Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’art. 7 della 5 maggio 2001, n. 57;
  • Delibera di Giunta regionale 19 ottobre 2009, n. 1533 – Vendita al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici;
  • D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 - Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della Legge 29 luglio 2003, n. 229;
  • Delibera Giunta regionale 7 luglio 2008, n. 1015 - Definizione delle procedure di riconoscimento e registrazione per le imprese del settore alimentare applicative della normativa europea in materia di sicurezza alimentare;
  • Determinazione dirigenziale del responsabile del Servizio Veterinario e Igiene degli Alimenti della regione Emilia-Romagna 27 dicembre 2011, n. 16842 - Procedura per la registrazione delle attività e il riconoscimento degli stabilimenti del settore alimentare e dei sottoprodotti di origine animale di cui alla Delibera di Giunta regionale 7 luglio 2008, n. 1015;
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento: 18-12-2018

 

QUESTA SCHEDA E' IN FASE DI AGGIORNAMENTO. La riforma di ampio respiro della Pubblica Amministrazione inaugurata con la L. 124/2015 - c.d. Madia - e, di conseguenza, i numerosi interventi a livello di normativa regionale, hanno inciso sotto vari profili anche su diverse delle attività presenti sulle schede vademecum.

Attualmente, stiamo procedendo all'aggiornamento di ogni singola scheda, pertanto, invitiamo l'utenza a rivolgersi al Suap territorialmente competente per appurare l'eventuale sussistenza di ulteriori - o diversi - adempimenti al fine di avviare/modificare/cessare l'attività di interesse.