Progetto Lanario

Lanario
(W. Vivarelli, 2006)

Specie politipica a corologia mediterraneo-afrotropicale. Riconosciute almeno 4 sottospecie, di cui 3 nel Paleartico occidentale:  Falco b. feldegii (Schlegel, 1843), Europa meridionale, dall’Italia alla Turchia; Falco b. erlangeri (Kleinschmidt, 1901), Africa nord-occidentale, dal Marocco alla Tunisia; Falco b. tanypterus (Schlegel, 1844), Africa nord-orientale e Medio Oriente, dalla Libia alla Giordania.

In Italia nidifica la sottospecie feldegii, con un areale che si estende dall’Appennino modenese alla Sicilia. Manca in Sardegna e nelle isole minori. 

 
Stato giuridico e grado di minaccia

a livello nazionale

  • Lista Rossa 2011 degli Uccelli Nidificanti in Italia: Vulnerabile (VU)
  • Legge 11 febbraio 1992 n. 157: specie particolarmente protetta  

a livello comunitario e internazionale

  • BirdLife International 2004: SPEC 3
  • Allegato I, Direttiva 79/409/CEE: specie che richiede misure speciali di conservazione
  • Allegato II, Convenzione di Berna del 19 settembre 1979: specie rigorosamente protetta
  • Allegato II, Convenzione di Bonn del 23 giugno 1979: specie in cattivo stato di conservazione 
 
 
Sistematica

Ordine: Falconiformi (Falconiformes)
Famiglia: Falconidi (Falconidae)
Genere: Falco
Specie: biarmicus

 
 
Habitat

Specie rupicola, in Italia nidifica in pareti rocciose anche di modeste dimensioni, costituite a volte da materiali sciolti e friabili, come gesso o arenarie poco compatte. Non è mai stato riscontrato in falesie.

Nido collocato in anfratti o cengie, ovvero in vecchi nidi di altri uccelli (es. corvidi o altre specie di rapaci). In epoca storica, sono riportati sporadici casi di nidificazione su albero che meriterebbero ulteriore conferma.

Tendenzialmente i siti riproduttivi ricadono entro una fascia compresa tra i 50 e i 700 m; raramente fino a 1000 m. Caccia nei territori aperti dell’ambiente collinare caratterizzato da praterie xerofile e post-colturali, zone calanchive, prato-pascoli, steppe arbustate e cerealicole.  

 
 
Fenologia e riproduzione

In Italia, specie nidificante residente; dispersivi ed erratici i giovani nel primo anno di vita.

Il periodo della deposizione, molto variabile e condizionato in gran parte dalla latitudine, ricade tra la fine di gennaio e la fine di marzo. 

Le uova,  in genere 3-4 (1-5) vengono incubate per 28-35 giorni e il periodo dell’involo dura 44-46 giorni. Il successo riproduttivo è mediamente di 2-3 giovani.

Nell’Appennino tosco-emiliano, che rappresenta il limite settentrionale della distribuzione alla scala globale, la produttività risente per cause naturali delle condizioni di marginalità della popolazione. Segnalata per il passato, durante i mesi invernali, un importante presenza di individui in abito giovanile in Puglia, soprattutto nell’area del Tavoliere.

 

 
 
Consistenza della popolazione nazionale

La popolazione italiana peninsulare, occupando l’estremo settentrionale dell’intero areale, mostra una dinamica con andamento fluttuante da ritenersi fisiologica per la situazione biogeografica di margine.

In Sicilia, dove risiede oltre la metà della popolazione nazionale, di fatto, le caratteristiche demografiche sembrano mostrare condizioni di maggior stabilità.

Secondo le stime più recenti, il livello di consistenza della popolazione italiana dovrebbe essere dell’ordine di 140-170 coppie,  ma il dato potrebbe essere fuorviato per la carenza di un coordinamento generale nell’attività di monitoraggio e per l’elusività della specie.

In provincia di Bologna, nidifica con una certa regolarità nel basso Appennino con 1-4 coppie.

 

 
 
Fattori di minaccia

L’Italia ospita oltre il 70% della popolazione europea e può, pertanto, giocare un ruolo chiave nella politica di conservazione della specie. I fattori limitanti che condizionano la dinamica della popolazione italiana, e più in generale  quella dell’intero bacino mediterraneo, sono poco conosciuti e meriterebbero studi più approfonditi.

Si ritiene, comunque, che l’andamento climatico e la competizione con specie a nicchia simile, rappresentino aspetti non trascurabili. Anche l’evoluzione dell’uso del suolo, con particolare riferimento alla riduzione della pastorizia e dell’agricoltura estensiva, potrebbero ever influito negativamente sullo stato di conservazione.

Localmente, l’abbattimento diretto e il saccheggio dei nidi hanno sicuramente condizionato in modo sensibile la frequenza di occupazione dei siti riproduttivi.

In Europa, è presente con uno stato di conservazione dichiarato “in pericolo”.

 

 
 
 
 
 
Data ultimo aggiornamento: 24-06-2019