Dopo l'esplosione urbana: una nuova alleanza tra città e campagna

La dispersione insediativa, il consumo di territorio agricolo, la compromissione dei paesaggi periurbani, rappresentano i noti effetti dello sviluppo della città occidentale contemporanea. Riviste specializzate e giornali ospitano con sempre maggiore enfasi dati e notizie sull’invasione del cemento verso le zone agricole, testimoniando una preoccupazione dell’opinione pubblica sempre più diffusa.

Ci si interroga preoccupati circa il futuro del territorio e delle città, chiedendo come azione necessaria e urgente l’interruzione del consumo di nuovo suolo agricolo, arginando quindi lo sviluppo urbano a favore di pratiche di riqualificazione degli insediamenti esistenti.

In questo fervido e necessario dibattito, sviluppatosi in Italia almeno da vent’anni, sembrano tuttavia ancora deboli le risposte e le proposte progettuali che, superando la sola (e stanca) analisi del fenomeno, suggeriscano una direzione di marcia credibile per le città; sembra mancare cioè una politica generale che coniughi una nuova etica dello sviluppo (indiscutibilmente avviata verso principi ecologici) con i valori, le esigenze e gli stili di vita contemporanei, agganciati ad ideecome libertà, mobilità, erraticità, ma anche maggiore qualità dell’abitare, contestualmente alle differenze culturali delle popolazioni che vivono i territori metropolitani.

La strada che sembra necessaria a molti, e che negli ultimi tempi sembra permeare anche un certo dibattito disciplinare, implica lavorare in due direzioni. Da un lato trovare la giusta misura per una ragionevole politica di densificazione urbana, in par ticolare delle aree periurbane, delle periferie a bassa e bassissima densità. Questa politica non sortirebbe però gli effetti sperati se non fosse accompagnata da un progetto per valorizzare le aree agricole e rurali che ancora circondano le nostre città. In Italia infatti gran parte delle città sono ancora circondate da un consistente territorio agricolo; e non v ’è dubbio che i terreni coltivati (intorno alle città e tra le città) possano oggi tornare a diventare una risorsa cruciale per la nostra economia urbana. Tuttavia la preservazione di questi paesaggi e la loro difesa da nuova urbanizzazione estensiva passa necessariamente per un nuovo e forte valore economico e d’uso da attribuire loro. Bisogna, in altre parole, riuscire a dimostrare che gli spazi agricoli periurbani possono essere attivi e vivibili; che l’agricoltura non corrisponde al deserto biologico del mais e dei cereali, ma ad un paesaggio articolato in grado di ospitare coltivazioni diverse e valorizzare la biodiversità.

Questa operazione di rivalorizzazione dei suoli agricoli è oggi più che mai necessaria perchè c’è il rischio concreto che anche in Europa, come negli Stati Uniti, una parte consistente delle aree ad urbanizzazione diffusa costruite negli ultimi decenni del secolo scorso, entri (tra qualche tempo) in una crisi irreversibile, con ampie porzioni di territorio urbanizzato a bassa e bassissima densità edilizia in cui si potrebbero innescare problemi di sicurezza e di abitabilità. Aree a villette, palazzine, centri commerciali, capannoni, dove non sono più realizzabili infrastrutture pubbliche perché la possibilità di compensare i costi di infrastrutturazione, a causa della scarsa densità demografica, è improbabile o perché semplicemente non c’è più posto per strade, ferrovie, scuole, altri servizi alla comunità, in un territorio colmo di una moltitudine diffusa di piccoli oggetti e recinti. Ragionare su come affrontare questa crisi significa anche ragionare su come offrire un’alternativa dentro la città compatta che sappia offrire condizioni di abitabilità, di comfort e di costo migliori e comparabili con quelle offerte dalla città diffusa. Ma quella a cui dobbiamo pensare è una densificazione governata e selettiva, riferita solo ad alcuni punti sensibili delle città. Quelli dove un nodo di trasporto pubblico può evitare che alla densificazione corrisponda un ulteriore carico di traffico privato. Una densificazione quindi ragionevole, alleata con un sistema agricolo rivalorizzato, che sappia dare risposte progredite alle esigenze contemporanee. Una neourbanità ecologicamente orientata, non organizzata attorno al conflitto con la campagna e ai suoi valori, ma socialmente matura per esserne parte attiva e determinante.


Le questioni poste in questa premessa sono il presupposto del workshop Dopo l’esplosione urbana. Concentrandosi su un’ampia zona periferica della città di Bologna, che condensa molti dei temi e dei problemi qui proposti, assieme a grandi potenzialità, il workshop interroga i partecipanti circa i futuri possibili (e desiderabili) di quest’area, a partire da alcuni termini chiave, che guideranno le esplorazioni progettuali: densificazione insediativa ragionevole, rivalorizzazione del paesaggio periurbano, orientamento ecologico degli insediamenti, libertà e sostenibilità del movimento dei cittadini.


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