Efficientamento energetico e panorama normativo. Intervista a Dario Di Santo, direttore FIRE

Dario Di Santo

Dario Di Santo

 

Dario Di Santo si occupa di tematiche energetiche, fonti rinnovabili e sostenibilità ambientale dal 1998, con un’attenzione particolare all’energy management. È direttore della FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia) e Vicepresidente di FREE, il coordinamento nazionale delle associazioni delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica. Dario Di Santo sarà tra gli esperti presenti al primo webinar organizzato dallo Sportello Green per le Imprese nelle prossime settimane: gli abbiamo fatto alcune domande sul panorama normativo sull’efficientamento energetico.

Dario Di Santo, perché l'efficientamento energetico è un investimento per le piccole e medie imprese? A quali direttive devono fare riferimento le imprese per quanto riguarda l'efficientamento energetico?

“Ci sono almeno cinque motivi per investire in un uso efficiente dell’energia. Il primo è per risparmiare sui costi energetici, riducendo inoltre il rischio futuro legato a possibili crisi sui prezzi. Il secondo riguarda la riduzione delle emissioni di CO2, un elemento che sarà sempre più centrale per le imprese, sia per il rafforzamento e l’estensione dell’emission trading, sia in ragione delle nuove regole sulla rendicontazione di sostenibilità che dal 2024 saranno estese a tutte le imprese quotate, escluse le microimprese. Al terzo posto abbiamo il legame tra uso dell’energia e sostenibilità, con le relative ricadute per le realtà che si conformano all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il quarto motivo si riferisce agli obblighi e agli obiettivi in materia energetico-ambientale, definiti dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) a livello Paese. C’è infine il tema dell’accesso alle risorse economiche, sia per aumentare la capitalizzazione, sia per investire in nuovi progetti: in entrambi i casi saranno favoriti i soggetti attenti alle questioni energetiche, ambientali e sociali”.

Quali ostacoli e limiti possono ancora essere critici in questo contesto?

“Senza dubbio, se parliamo di PMI, il primo ostacolo è riconoscere le opportunità di intervento e definire un piano di azione, aspetto reso complesso dalla dimensione dell’impresa e dalla mancanza di personale interno competente. Questo limite si può superare, almeno in parte, grazie ai programmi informativi e alla realizzazione di diagnosi energetiche. Si può anche optare per la nomina di un consulente esterno come energy manager per avviare un percorso virtuoso. L’ideale, comunque, è prendere in considerazione un sistema di gestione dell’energia (SGE), ad esempio partendo dalla ISO 50005, scritta proprio per accompagnare le PMI in questo cammino. L’implementazione di un SGE consente nel tempo di collegare l’uso dell’energia al core business dell’impresa, garantendo maggiore competitività oltre a maggiori risparmi sulle bollette”.

Quali settori o aziende hanno già messo in campo esperimenti efficaci?

“Esistono validi esempi in tutti i settori. Complessivamente quello industriale è messo meglio, sia per le politiche più stringenti a cui è stato sottoposto nel corso degli anni, sia per la decisione di molte grandi aziende di spingere sui temi della decarbonizzazione e della sostenibilità, scelta che spesso si traduce in un effetto di trascinamento su tutta la catena di valore e sui fornitori delle imprese stesse. FIRE, ad esempio, pubblica sulla propria rivista Gestione Energia diversi casi interessanti sia per grandi imprese che per PMI. Per chi fosse interessato, segnalo inoltre i tool e le guide create nell’ambito di due progetti rivolti alle PMI: DEESME, relativo a diagnosi energetiche ed SGE, e ICCEE, per le imprese coinvolte nella catena del freddo”.

 
 
 
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